Tradire vuol dire soltanto andare a fare un giro altrove!
Dalla nostra rubrica Parliamo di infedeltà con Gemma...
La parola "tradimento" deriva da "tradire". "Tradire" deriva dal verbo francese nonché portoghese "trahir", a sua volta derivato dal latino "tràdere" che vuol dire "dare", "consegnare", "portare".
(Da l'Elogio del tradimento, "Il tradimento", cap. 4, pag. 85).
Ricordate quella scena del film "Palombella rossa"? Quella nella quale Nanni Moretti schiaffeggiava una giornalista perché secondo lui aveva usato un lessico improprio urlandole contro che le parole sono importanti, che chi parla male pensa male?
È proprio così, chi parla male pensa male. Ovvero pensa qualcosa che in realtà è errato.
Nel caso della parola "tradimento" l'errore è clamoroso.
Il verbo latino "tràdere", dal quale deriva "tradire", significa "consegnare", "dare", "portare". Nel suo significato originario, quindi, il verbo "tràdere" non ha alcun rapporto con questioni morali e tantomeno di coppia.
"Ora tradìscimi la valigia blu!", potremmo allegramente cinguettare quando, intenti a caricare i bagagli, dopo aver sistemato la valigia rossa e quella gialla, vogliamo dedicarci a quella del colore del cielo di notte o degli occhi di Elizabeth Taylor: significherebbe semplicemente, e correttamente, "Passami, dammi, portami, consegnami" la borsa blu.
Molte altre parole che sono derivate dal latino "tràdere" ne hanno mantenuto il senso. Per fare solo alcuni esempi, "tradurre" vuol dire "trasportare un testo da una lingua ad un'altra", "tradizione" indica "il complesso di usi e costumi che attraverso il tempo si trasportano nel presente".
Come mai a "tradire", "traditore", "tradimento" non è successa la stessa cosa?
C'è un testo la cui lettura ha, secondo me, profondamente modificato il significato della parola "traditore" verso la modalità ormai corrente.
Quando nella Bibbia Giuda viene indicato come il traditurus di Gesù, si intende dire "colui che consegnerà" Gesù a Ponzio Pilato (e per estensione al suo destino, che prevedeva il sacrificio della morte e il miracolo della Resurrezione).
Ma per una prevalenza del giudizio morale sul gesto, a discapito della pura descrizione del gesto, la parola traditore in quel caso ha perduto il suo significato di "colui che consegna" e ha acquisito quello di "disgraziato che manca a una promessa di fedeltà". Il "tradimento", passato a significare un'azione moralmente riprovevole, ha altresì trovato in Giuda il suo rappresentante per eccellenza. Il "tradimento" ha perso la sua primaria significazione, quella di "spostamento", ed è diventata l'azione di non rispettare un patto, e poi quella di non rispettare il patto di coppia.
Bene, questo è un errore. E si può rettificare.
Se noi recuperiamo la memoria del più vero significato della parola "tradire", diminuiamo di molto la quota di melodrammaticità e di sofferenza, per il tradìto, che aleggia intorno all'idea di uno che si concede una o più scappatelle pur essendo in coppia. E ricordiamo che la questione del tradimento di fatto non riguarda e non deve riguardare l'intera coppia, ma soltanto colui che lo esercita (e smettiamo, perciò, di sentirci autorizzati a spiare il partner alla ricerca di prove di tradimento).
Perché il traditore è colui che si trasporta temporaneamente altrove, e questo ha a che fare con la sua sfera individuale, con la sua libertà personale.
Non solo etimologicamente, ma emotivamente e moralmente, il traditore inteso come accoppiato che frequenta una terza persona, è il semplice "trasportatore" temporaneo di se stesso altrove. Che l'altrove sia il posto di lavoro, o due ore con una fugace conquista, per la coppia non cambia molto.
Anche perché, ricordiamoci pure questo, spesso le piccole fughe tradimentali servono a far respirare un po' d'aria fresca a chi pur amando sinceramente il compagno di vita che ha scelto ha una spiccata natura individualistica, o a chi fatica sinceramente a stare in coppia o a chi permane in una coppia ormai finita.
Se continuiamo a pensare al traditore esclusivamente come a colui che, infamemente, infrange una promessa di fedeltà e ci procura un danno, pensiamo male.
E chi pensa male non soltanto parla male, come diceva Nanni Moretti: vive male, e questo è di gran lunga peggiore che parlare o pensare male.
Gemma Gaetani
Leggi l’intervista di Gleeden a Gemma Gaetani autrice del libro “Elogio del Tradimento”.
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Ricordate quella scena del film "Palombella rossa"? Quella nella quale Nanni Moretti schiaffeggiava una giornalista perché secondo lui aveva usato un lessico improprio urlandole contro che le parole sono importanti, che chi parla male pensa male?
È proprio così, chi parla male pensa male. Ovvero pensa qualcosa che in realtà è errato.
Nel caso della parola "tradimento" l'errore è clamoroso.
Il verbo latino "tràdere", dal quale deriva "tradire", significa "consegnare", "dare", "portare". Nel suo significato originario, quindi, il verbo "tràdere" non ha alcun rapporto con questioni morali e tantomeno di coppia.
"Ora tradìscimi la valigia blu!", potremmo allegramente cinguettare quando, intenti a caricare i bagagli, dopo aver sistemato la valigia rossa e quella gialla, vogliamo dedicarci a quella del colore del cielo di notte o degli occhi di Elizabeth Taylor: significherebbe semplicemente, e correttamente, "Passami, dammi, portami, consegnami" la borsa blu.
Molte altre parole che sono derivate dal latino "tràdere" ne hanno mantenuto il senso. Per fare solo alcuni esempi, "tradurre" vuol dire "trasportare un testo da una lingua ad un'altra", "tradizione" indica "il complesso di usi e costumi che attraverso il tempo si trasportano nel presente".
Come mai a "tradire", "traditore", "tradimento" non è successa la stessa cosa?
C'è un testo la cui lettura ha, secondo me, profondamente modificato il significato della parola "traditore" verso la modalità ormai corrente.
Quando nella Bibbia Giuda viene indicato come il traditurus di Gesù, si intende dire "colui che consegnerà" Gesù a Ponzio Pilato (e per estensione al suo destino, che prevedeva il sacrificio della morte e il miracolo della Resurrezione).
Ma per una prevalenza del giudizio morale sul gesto, a discapito della pura descrizione del gesto, la parola traditore in quel caso ha perduto il suo significato di "colui che consegna" e ha acquisito quello di "disgraziato che manca a una promessa di fedeltà". Il "tradimento", passato a significare un'azione moralmente riprovevole, ha altresì trovato in Giuda il suo rappresentante per eccellenza. Il "tradimento" ha perso la sua primaria significazione, quella di "spostamento", ed è diventata l'azione di non rispettare un patto, e poi quella di non rispettare il patto di coppia.
Bene, questo è un errore. E si può rettificare.
Se noi recuperiamo la memoria del più vero significato della parola "tradire", diminuiamo di molto la quota di melodrammaticità e di sofferenza, per il tradìto, che aleggia intorno all'idea di uno che si concede una o più scappatelle pur essendo in coppia. E ricordiamo che la questione del tradimento di fatto non riguarda e non deve riguardare l'intera coppia, ma soltanto colui che lo esercita (e smettiamo, perciò, di sentirci autorizzati a spiare il partner alla ricerca di prove di tradimento).
Perché il traditore è colui che si trasporta temporaneamente altrove, e questo ha a che fare con la sua sfera individuale, con la sua libertà personale.
Non solo etimologicamente, ma emotivamente e moralmente, il traditore inteso come accoppiato che frequenta una terza persona, è il semplice "trasportatore" temporaneo di se stesso altrove. Che l'altrove sia il posto di lavoro, o due ore con una fugace conquista, per la coppia non cambia molto.
Anche perché, ricordiamoci pure questo, spesso le piccole fughe tradimentali servono a far respirare un po' d'aria fresca a chi pur amando sinceramente il compagno di vita che ha scelto ha una spiccata natura individualistica, o a chi fatica sinceramente a stare in coppia o a chi permane in una coppia ormai finita.
Se continuiamo a pensare al traditore esclusivamente come a colui che, infamemente, infrange una promessa di fedeltà e ci procura un danno, pensiamo male.
E chi pensa male non soltanto parla male, come diceva Nanni Moretti: vive male, e questo è di gran lunga peggiore che parlare o pensare male.
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