Intervista a Gemma Gaetani, autrice del libro Elogio del Tradimento
Abbiamo chiesto a Gemma Gaetani di parlarci un po' del suo libro, dell'infedeltà e anche di Gleeden. Le risposte vi sorprenderanno.
Domanda d’obbligo: perché ha deciso di scrivere l’elogio del tradimento ? Qual è la sua finalità?
Ho deciso di scrivere l’Elogio del tradimento perché trovo che si stia vivendo una deriva profondamente moralistica e malata che veicola l’idea che il sentimento amoroso nei confronti di un’altra persona non possa che essere un sentimento di proprietà. Gli omicidi passionali, che hanno avuto un picco veramente incredibile nell’estate italiana appena conclusa, sono la diretta conseguenza di questa sbagliata convinzione che amare voglia dire possedere la persona amata e controllarne vita e desideri. La mia prima finalità era perciò adoperarmi per far riflettere sul fatto che vivere l’amore in questa maniera carceraria non fa che condurre a gravose conseguenze, e riuscire a ricordare al lettore che amare, invece, è libertà, leggerezza, allegria. Sento molto forte la pesantezza con la quale, e sempre di più, si affronta ormai un po’ dovunque il discorso sui sentimenti, e volevo a tutti i costi incrinare questa modalità. Ecco perché il tono che ho scelto per scrivere il mio libro è spesso giocoso, anche nelle parti in cui affronto temi e analisi importanti, dall’etimologia della parola “tradimento” (che ci svela che “tradire” vorrebbe dire tutt’altro che “squallidamente cornificare”) all’esame della maniera in cui altre culture, o altri tempi storici, concepiscono il legame a due. E’ importante recuperare un approccio vitale e libertario nei confronti dell’amore, è importante lanciare messaggi come “Vivo eccome anche senza te”, piuttosto che avallare quelli degli integralisti della fedeltà o della simbiosi amorosa.
Lei è infedele, o meglio, come lei stessa afferma, è fedele all’infedeltà?
Io vivo i sentimenti con profondo rispetto per la libertà mia ed altrui. Ho imparato a farlo, diverso tempo fa, ed è ben più amorevole, nei confronti miei e di chi amo, che viverli con i guinzagli ed i collari in mano.
Nel libro lei cita tra gli altri Otello come conseguenza dell’amore inteso come possesso. Quali crede siano le conseguenze dell’esclusività dell’amore oggi?
Anche se, per fortuna, non si arriva sempre all’estremo dell’omicidio per gelosia, gli effetti dell’amore esclusivistico sono spesso spiacevoli per tutti e due gli individui in coppia, perché l’esclusività non è quasi mai determinata da una scelta volontaria, ma dall’adeguamento coatto ad un canone comportamentale imposto dalla morale comune, religiosa e statale (la fedeltà è il primo dovere del coniuge). Guardo spesso, al ristorante, le coppie a cena. Quando vedo una coppia che non parla, che non si sorride, faccio una scommessa con me stessa: sono sposati, mi dico. Non hanno più niente da dirsi, né da darsi. Poi guardo loro le mani, e hanno sempre le fedi agli anulari. E’ come se istituzionalizzare l’amore lo uccidesse. Non sempre, certo, ma molto, troppo spesso.
Pensa che un sito come Gleeden, con il suo messaggio, possa contribuire al cambiamento culturale che lei prospetta nel libro? Pensa che possa aprire una strada?
Penso veramente di sì, per quanto Gleeden, un po’ come me, sta conducendo una battaglia piuttosto ardua da vincere. Sa che su Facebook c’è un gruppo che vorrebbe far considerare l’infedeltà un reato penale?
Molti accusano Gleeden di facilitare l’adulterio o anche invogliare al tradimento. Incolpare internet e la rete le sembra un alibi per allontanare la responsabilità?
Sì, mi sembra a tutti gli effetti una deresponsabilizzazione, oltre che una mistificazione. Mi sembra sciocco anche nei confronti del pensiero sostenere che un mezzo sia colpevole del fine per il quale è utilizzato volontariamente e consapevolmente da individui adulti. Il tradimento esiste da quando esiste il mondo: Gleeden, e io, non lo inventiamo. Lo accettiamo, è diverso.
Gli uomini hanno sempre tradito, la classica storia con la segretaria è ormai diventato un cliché! Ora tocca alle donne vivere quello che vogliono senza sensi di colpa. Pensa sia giusto e possibile oggi?
Sì, penso di sì, penso con tutta me stessa che sia necessario sdoganare il tradimento per tutti, uomini e donne, privarlo di quella condanna morale che gli è stata inflitta da un certo punto in poi e considerarlo per ciò che è: una boccata d’aria sacrosanta. Gli uomini lo sanno da un bel po’, le donne ancora osano poco. Ma le dirò che sono davvero tante le lettrici che si sono dette entusiaste del mio libro. Questo non è un caso, indica qualcosa.
Ultima domanda: il suo Elogio del Tradimento avrà un seguito? Possiamo attendere una seconda parte?
Sto scrivendo un libro sempre dedicato al rapporto uomo-donna, ma per ora il titolo è top secret. Non ho dubbi sul fatto che Gleeden rispetterà questa mia esigenza!
Ovviamente, noi di Gleeden rispettiamo i segreti di tutti, dei nostri utenti e anche di Gemma ovviamente.
Leggi l'articolo si Gemma Gaetani Si chiama “amante” perché la maggior parte delle volte lo fa per amore: che qualcuno lo dica.
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Ho deciso di scrivere l’Elogio del tradimento perché trovo che si stia vivendo una deriva profondamente moralistica e malata che veicola l’idea che il sentimento amoroso nei confronti di un’altra persona non possa che essere un sentimento di proprietà. Gli omicidi passionali, che hanno avuto un picco veramente incredibile nell’estate italiana appena conclusa, sono la diretta conseguenza di questa sbagliata convinzione che amare voglia dire possedere la persona amata e controllarne vita e desideri. La mia prima finalità era perciò adoperarmi per far riflettere sul fatto che vivere l’amore in questa maniera carceraria non fa che condurre a gravose conseguenze, e riuscire a ricordare al lettore che amare, invece, è libertà, leggerezza, allegria. Sento molto forte la pesantezza con la quale, e sempre di più, si affronta ormai un po’ dovunque il discorso sui sentimenti, e volevo a tutti i costi incrinare questa modalità. Ecco perché il tono che ho scelto per scrivere il mio libro è spesso giocoso, anche nelle parti in cui affronto temi e analisi importanti, dall’etimologia della parola “tradimento” (che ci svela che “tradire” vorrebbe dire tutt’altro che “squallidamente cornificare”) all’esame della maniera in cui altre culture, o altri tempi storici, concepiscono il legame a due. E’ importante recuperare un approccio vitale e libertario nei confronti dell’amore, è importante lanciare messaggi come “Vivo eccome anche senza te”, piuttosto che avallare quelli degli integralisti della fedeltà o della simbiosi amorosa.
Lei è infedele, o meglio, come lei stessa afferma, è fedele all’infedeltà?
Io vivo i sentimenti con profondo rispetto per la libertà mia ed altrui. Ho imparato a farlo, diverso tempo fa, ed è ben più amorevole, nei confronti miei e di chi amo, che viverli con i guinzagli ed i collari in mano.
Nel libro lei cita tra gli altri Otello come conseguenza dell’amore inteso come possesso. Quali crede siano le conseguenze dell’esclusività dell’amore oggi?
Anche se, per fortuna, non si arriva sempre all’estremo dell’omicidio per gelosia, gli effetti dell’amore esclusivistico sono spesso spiacevoli per tutti e due gli individui in coppia, perché l’esclusività non è quasi mai determinata da una scelta volontaria, ma dall’adeguamento coatto ad un canone comportamentale imposto dalla morale comune, religiosa e statale (la fedeltà è il primo dovere del coniuge). Guardo spesso, al ristorante, le coppie a cena. Quando vedo una coppia che non parla, che non si sorride, faccio una scommessa con me stessa: sono sposati, mi dico. Non hanno più niente da dirsi, né da darsi. Poi guardo loro le mani, e hanno sempre le fedi agli anulari. E’ come se istituzionalizzare l’amore lo uccidesse. Non sempre, certo, ma molto, troppo spesso.
Pensa che un sito come Gleeden, con il suo messaggio, possa contribuire al cambiamento culturale che lei prospetta nel libro? Pensa che possa aprire una strada?
Penso veramente di sì, per quanto Gleeden, un po’ come me, sta conducendo una battaglia piuttosto ardua da vincere. Sa che su Facebook c’è un gruppo che vorrebbe far considerare l’infedeltà un reato penale?
Molti accusano Gleeden di facilitare l’adulterio o anche invogliare al tradimento. Incolpare internet e la rete le sembra un alibi per allontanare la responsabilità?
Sì, mi sembra a tutti gli effetti una deresponsabilizzazione, oltre che una mistificazione. Mi sembra sciocco anche nei confronti del pensiero sostenere che un mezzo sia colpevole del fine per il quale è utilizzato volontariamente e consapevolmente da individui adulti. Il tradimento esiste da quando esiste il mondo: Gleeden, e io, non lo inventiamo. Lo accettiamo, è diverso.
Gli uomini hanno sempre tradito, la classica storia con la segretaria è ormai diventato un cliché! Ora tocca alle donne vivere quello che vogliono senza sensi di colpa. Pensa sia giusto e possibile oggi?
Sì, penso di sì, penso con tutta me stessa che sia necessario sdoganare il tradimento per tutti, uomini e donne, privarlo di quella condanna morale che gli è stata inflitta da un certo punto in poi e considerarlo per ciò che è: una boccata d’aria sacrosanta. Gli uomini lo sanno da un bel po’, le donne ancora osano poco. Ma le dirò che sono davvero tante le lettrici che si sono dette entusiaste del mio libro. Questo non è un caso, indica qualcosa.
Ultima domanda: il suo Elogio del Tradimento avrà un seguito? Possiamo attendere una seconda parte?
Sto scrivendo un libro sempre dedicato al rapporto uomo-donna, ma per ora il titolo è top secret. Non ho dubbi sul fatto che Gleeden rispetterà questa mia esigenza!
Ovviamente, noi di Gleeden rispettiamo i segreti di tutti, dei nostri utenti e anche di Gemma ovviamente.
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